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Vestire un sogno: l’abito da sposa

La Sposa di Elvira

E’ un sogno che ciascuna donna porta con se dall’infanzia: un abito da sposa che la faccia apparire bellissima e radiosa, una vera regina. In realtà la scelta dell’abito giusto è un po’ un’alchimia, il risultato dell’insieme di tanti elementi di cui tenere conto: innanzitutto l’immagine ideale che ognuna ha costruito dentro sé, ma anche il tono del matrimonio, le caratteristiche fisiche della sposa e, elemento non secondario, le tendenze della moda. Sebbene da almeno due secoli l’abito bianco e lungo sintetizza senza dubbio la tradizione più canonica, tuttavia non è sempre stato così. La moda, poi, oggi propone numerosissime varianti, tutte estremamente gradevoli e adatte a sottolineare lo stile personale della sposa: non solo rosa oppure celeste in più nuance, grigio perla, giallo paglierino o verde acqua possono tingere delicatamente il vestito, ma anche spruzzi d’oro e colate d’argento, blu, rosso…Anche restando sul classico bianco, comunque la sposa può scegliere tra una serie di sfumature che devono armonizzarsi con la carnagione. I bianchi cosiddetti “caldi” – dunque tendenti al panna, al crema, all’avorio, al rosato – valorizzano l’incarnato scuro e la pelle olivastra, mentre quelli “freddi” – come il ghiaccio, l’azzurrato o il grigio perlaceo – bene si accostano alle carnagioni chiare.

Leggerezze e volumi

La scelta del tessuto non può essere casuale o dettata solo dall’estetica: innanzitutto occorre tenere presente la stagione, per evidenti motivi di comfort della sposa, poi occorre considerare il taglio prescelto, la caduta, la consistenza dello strascico, l’accostamento con il pizzo del velo e così via. Tessuti fluidi, come il pizzo e la seta, che accarezzano il corpo senza sottolineare le forme, sono adatti ad abiti dalla linea scivolata, mentre il raso, il cady ed il velluto, più pesanti, hanno una loro consistenza e non appesantiscono la figura; la georgette si può utilizzare per abiti dagli innumerevoli strati impalpabili, perfetti per dare “volume” a una sposa minuta; il mikado, l’organza, il Sangallo, il taffetà sono materiali dall’aspetto sostenuto, quindi si presentano per abiti dal taglio importante e costruito.

Uno stile per tutte

Non c’è problema: giochi di trasparenze, scollature profonde e spacchi vertiginosi rientrano nelle creazioni messe a punto per la sposa. L’importante è saperli celare adeguatamente, senza nulla togliere all’effetto, durante il rito in chiesa. Gli stili di base per un abito di foggia classica sono cinque, sui quali, però, si possono creare infinite variazioni ed aggiornamenti.
A palloncino: è la scelta più tradizionale che piacque a Grace Kelly e Jacqueline Bouvier Kennedy. Il corpino è aderente e la gonna è ampia: il punto vita spesso è segnato da un’alta fascia o da un inserto, anche a punta. Sottolinea il punto vita ed è perciò adeguato alle spose sottili, ma maschera altrettanto bene i fianchi generosi.
Princesse: è l’abito svasato per eccellenza, dalla linea scivolata sui fianchi; il taglio princesse è adatto a tutte le figure, anche perché si possono modulare l’ampiezza del corpino e della gonna in modo da rendere armonica la figura.
Impero: un taglio semplice, ma dall’effetto sontuoso; il punto vita è spostato molto in alto, appena sotto il seno e il corpino così diventa il punto focale della costruzione. La gonna è svasata e può dare vita a uno strascico a terra, oppure a un più importante strascico di corte – così detto quando il tessuto più lungo viene applicato a partire dalle scapole. Questo taglio è perfetto per slanciare la figura e per mascherare la circonferenza-vita.
Tubino: semplice e lineare nella struttura, si sceglie più o meno attillato a seconda della silhouette e impreziosire con tessuti ricercati e scolli particolari.
Sottoveste: in tessuti fluidi, con spalline sottili, scivola sul corpo dando un’impressione di grazia ed eleganza; sottolinea il décolté e può completarsi con una lunghissima gonna dalla linea a sirena, oppure svasata, magari tagliata in sbieco, come quello che scelse Carolyn Bessette Kennedy.

Essenziali i dettagli

Scelto l’abito da sposa è il momento di definire l’immagine con i giusti complementi per creare un’armonia ideale.

Quale velo?

Velo da sposaIl Velo da sposa, di tradizione ormai millenaria, conferisce sicuramente un tocco romantico all’abito al quale, naturalmente, deve essere perfettamente intonato. In ogni caso non deve costituire un elemento di impaccio, e ancor meno, farvi perdere la necessaria disinvoltura nei movimenti; al contrario, deve invece permettervi di giungere all’altare con un incidere solenne, leggiadro e soprattutto, estremamente elegante. Esistono numerose fogge di veli: sciolto, con il tulle che scende fino alle spalle, creando morbidi drappeggi; al gomito, è corto e formato da uno strato unico o doppio di tulle da puntare sul capo ed è adatto a tutti i tipi di abito; a cappella, è lungo da due metri a due metri e quaranta centimetri ed è indicato per un abito elaborato; da cattedrale, la sua lunghezza, oltre i due metri e settanta, lo rende adatto per cerimonie molto importanti; a cascata, è puntato sul capo e scende con due o tre balze; a scialle, ideale per completare un abito senza spalline (l’effetto è quello di una mantellina sulle spalle e di un lungo velo sulla schiena); all’americana, più corto davanti che dietro, dà un tocco di mistero celando il volto della sposa; sarà lo sposo a sollevarlo nel momento dell’incontro davanti all’altare.

La borsina: Si e No

Il galateo non ne prevede l’uso: tra le mani della sposa, in particolare in chiesa, deve spiccare solamente il bouquet. Per quanto riguarda tutto ciò che potrebbe servire alla sposa durante i festeggiamenti, dalla trousse per il trucco alle calze di riserva, sono la mamma, la sorella o un’amica a custodirli in caso di imprevisti o necessità L’unica eccezione è concessa per il matrimonio in municipio, dove è ammessa una piccola borsa in tinta a completare un abito da cocktail.

I guanti: obbligatori o facoltativi

Guanti da SposaNon sono necessari, ma in un matrimonio dal tono particolarmente formale non devono mancare. Senza dimenticare che dopo l’ingresso in chiesa devono essere sfilati ed appoggiati sull’inginocchiatoio accanto al bouquet. In linea di massima, leggeri, quasi impalpabili, in pizzo o in tulle, in seta o in cotone, per la sposa di primavera; in raso pesante o in capretto per un matrimonio nella stagione invernale: le varianti disponibili sono tante, come anche diversi i modelli tra i quali è possibile scegliere.

L’importanza della lingerie

La lingerie deve rendere impeccabile la linea dell’abito da sposa, occorre quindi privilegiare capi confortevoli. Reggiseno, slip o body devono lasciare grande libertà di movimento. Tutti gli accessori devono essere privi di cuciture troppo evidenti, per non segnare il vestito. Gli slip, sempre e comunque con gli elastici piatti, devono essere avvolgenti o sgarbatissimi, per lasciare liberi i fianchi e i glutei, nel caso di abiti superaderenti. I materiali devono essere morbidi come la seta e la microfibra. Poco spazio infine viene lasciato ai colori, al bianco quasi d’obbligo, possono essere affiancati l’avorio e l’effetto “nudo”.

Le calze, quasi inesistenti

Sono un dettaglio estremamente importante , sia dal punto di vista estetico – da ricordare che si vedono anche sotto gli abiti più lunghi – sia perché il comfort della sposa per tutta la giornata è un obbligo a cui non si può rinunciare. Una regola generale che si può seguire in linea di massima è che con un abito semplice si può osare una calzatura ricca di decori (ricami, cristalli), mentre un abito già molto decorato richiede una calzatura essenziale. Ampia scelta anche sulla forma del tacco la cui misura dovrà comunque tenere conto sia delle abitudini della sposa, sia degli impegni della giornata, ad esempio una festa di ballo in serata. Un consiglio dettato dal buon senso: è bene farsi consegnare le scarpe almeno quindici giorni prima del matrimonio, in modo da poterle indossare in casa un paio d’ore al giorno.

I gioielli

Il giorno della cerimonia le mani dovranno essere libere per mettere in risalto la fede. Chi desidera indossare l’anello di fidanzamento, può farlo al ricevimento: lo affiderà il mattino alla mamma, per poi infilarlo all’anulare della mano destra durante la festa. L’attenzione in fatto di gioielli si può focalizzare sugli orecchini che danno luce al volto e possono completare lo stile dell’abito. La scelta del modello è un fatto personale, ma deve comunque tenere conto di alcuni elementi, la soluzione più “facile”, e tradizionale, sono i brillanti o le perle al lobo: discreti ed eleganti sono un vero passepartout. Un orecchino lungo, a goccia può risultare perfetto con un abito dalla linea semplice e dallo scollo discreto e se la sposa ha un bel collo slanciato, sottolineato anche da un’acconciatura raccolta. Gli orecchini ad anello sono una scelta più anticonvenzionale, ma di grande effetto su linee moderne ed essenziali, assolutamente vietati, invece, se l’abito è di stile romantico.

Il cuscinetto portafedi

Cuscino portafediE’ il “custode” degli anelli nuziali e può essere diverso sia nelle forme, sempre piccole – quadrata, a cuore, rotonda, ovale -, sia nei materiali. E’ possibile acquistarlo nell’atelier presso il quale si è scelto il vestito. Per tradizione lo porta uno dei paggetti che precedono la sposa nel corteo nuziale, ma è possibile anche affidarlo a un testimone dello sposo, il quale, lo consegna al sacerdote prima della cerimonia.

Dettagli fortunati

La tradizione vuole che la sposa porti con sé il giorno del matrimonio quattro cose: una cosa prestata: a indicare l’affetto delle persone care che rimangono vicine in questo passaggio dal vecchio al nuovo; una cosa regalata: a ricordare il bene delle persone care; una cosa blu: anticamente il colore blu era il colore che simboleggiava la purezza del passato, che non deve essere dimenticato nella transizione verso la nuova; una cosa nuova: che simboleggia la nuova vita che sta per iniziare, indica tutti i nuovi traguardi e le novità che porterà con sé.